Chi sono gli Ungulati?
Con il termine di Ungulati si indica un gruppo di Mammiferi
caratterizzati dall’avere la parte terminale delle dita (falangette) ricoperte
da robuste unghie (zoccoli).
Gli Ungulati si appoggiano sul terreno con due dita, il terzo e il
quarto, ognuno rivestito da uno zoccolo.
Il primo dito (pollice o alluce) manca sempre, mentre il secondo e il quinto
possono essere ridotti a minimi rudimenti, sollevati sul fianco del piede in
cui sono denominati zoccoletti o speroni.
Non toccano terra quando l’animale cammina normalmente al passo e se ne possono osservare i segni solo in terreni coperti di neve
molto molli.
Le impronte degli
Ungulati
Col termine di impronta si intende il disegno
risultante dall’impressione del piede sul suolo; il piede dei maschi è
caratterizzato da pinzette chiuse, con filetto appena marcato; pinzette aperte
e filetto marcato, di uguale larghezza, contraddistinguono le femmine in cui le
pinzette, sono anche più appuntite e le impronte più piccole.
Col termine di traccia, pesta, orma, si indica il disegno risultante dall’impronta dei
quattro piedi di uno stesso animale (o anche l’odore lasciato); pista è una successione di tracce,
mentre andatura è il modo di
camminare dell’animale, o anche la distanza tra i piedi anteriori e posteriori.
Gli Ungulati sono
dei ruminanti…
I Ruminanti hanno lo stomaco diviso in quattro camere
(rumine, reticolo, omaso ed abomaso). Il cibo, ancora ad uno stato piuttosto
grossolano, passa dall’esofago nel rumine, la più grossa delle concamerazioni, la cui funzione è quella di immagazzinare
l’alimento, arricchirlo di acqua, impastarlo per mezzo
delle contrazioni muscolari delle pareti e farlo fermentare.
Poi il cibo passa nel reticolo, di forma tondeggiante, da
cui viene rigurgitato in bocca al fine di essere
nuovamente masticato (ruminazione).
Nuovamente inghiottito, il bolo alimentare ormai quasi
liquido oltrepassa reticolo e rumine scorrendo sulla parete anteriore del
reticolo e giunge all’omaso, in cui avviene il riassorbimento dell’acqua e infine
raggiunge l’abomaso, propriamente chiamato stomaco, dove viene digerito.