IL CAMOSCIO
Classe: Mammiferi
Ordine: Ungulati
Famiglia: Bovidi
Genere: rupicapra
Specie: Rupicapra rupicapra (Linneo 1758)
Ø CARATTERISTICHE SOMATICHE
Dimensioni:
lunghezza compresa tra i 100 ed i 140 cm, altezza al garrese di circa 80 cm.
Peso medio:
alla nascita: 2-
2,5 kg
ad 1 anno: 15-19
kg
a 18 mesi: 22-25
kg
nell’età adulta: 32-45 kg (maschio)
25-38 kg (femmina)
Pelame: in estate il pelo del camoscio è corto e di
color nocciola con bordature scure; in inverno il pelo
è lungo e folto, di un bruno marcatamente cupo, tendente al nero. Fronte,
sottogola, ventre e specchio anale sono di color
bianco-giallastro. Due mute: una primaverile, che inizia a marzo e dura oltre
tre mesi, una autunnale, che inizia a fine agosto e si
protrae per più di due mesi.
Ø AMBIENTE
Il camoscio vive generalmente
tra i 1500 e i 2500
metri s.l.m. Durante i mesi caldi può soggiornare ad altezze maggiori e d’inverno, spinto dal
freddo e dalla fame, scendere al fondovalle (600-800 metri s.l.m.). Preferisce le zone in cui la vegetazione arborea si fa rada ed è
intervallata da pareti rocciose e canaloni. In estate il camoscio sceglie i versanti posti a nord, dove i raggi
del sole sono meno cocenti e dove può sdraiarsi all’ombra a ruminare
tranquillamente.
In autunno i camosci si riuniscono in branchi numerosi e sostano per
gran parte del giorno sui pascoli elevati e sui ghiaioni.
In inverno il camoscio viene spinto dalla
coltre nevosa a quote più basse, nel bosco, dove, durante i lunghi mesi
invernali, cerca riparo e nutrimento.
Nei boschi i camosci
rimangono fino a primavera inoltrata. Al disgelo risalgono i pendii dai quali erano stati scacciati dalla neve.
Ø ALIMENTAZIONE
Il camoscio ha un’alimentazione
molto eterogenea che comprende, quando il miglior cibo scarseggia, anche parti di pianti coriacee e difficilmente digeribili da altri
ruminanti selvatici del bosco e della montagna. Nei mesi caldi si nutre di erbe fresche, di germogli dei bassi cespugli, di giovani
foglie, di infiorescenze e di teneri ramoscelli. Esso può inoltre arricchire il
suo pasto con fiori, frutti e funghi.
In inverno la ricerca di cibo
si fa problematica. Quando la neve ricopre il suolo ed i
cespugli più bassi, l’animale si rifugia sotto le conifere e cerca di far
affiorare la secca vegetazione dell’estate precedente. Durante le lunghe
nevicate rimane immobile nel suo rifugio per ridurre
il fabbisogno calorico. In primavera le succose piantine alpine ridaranno forza
all’organismo debilitato dalla carestia invernale.
è la dieta dell’erbivoro è peró povera di sali minerali. Ció spiega la sua naturale aviditá verso queste sostanze indispensabili al suo
metabolismo. Ne introduce piccole quantitá leccando
ceneri, rocce, legna carbonizzata e muffe.
Ø VITA SOCIALE
I camosci vivono in branchi
talvolta anche molto numerosi, costituiti quasi esclusivamente da femmine, piccoli e giovani di 1-2 anni, appartenenti ad
entrambi i sessi. I maschi dai 3 anni in su vivono
preferibilmente appartati, tranne che nel periodo degli amori. I maschi
sub-adulti di 2-3 anni formano dei piccoli branchi.
Ø RIPRODUZIONE
La maturità sessuale
fisiologica viene raggiunta ad un anno in entrambi i
sessi, ma i maschi sono psicologicamente maturi a 4-5 anni e le femmine a 2-3
anni.
Il periodo degli amori ha
inizio ai primi di ottobre: i maschi adulti raggiungono
i branchi delle femmine, creandosi un proprio harem, tenendo il gruppo compatto
in una data località, nella quale si sentono padroni. Non lasciano avvicinare i
maschi rivali; i sub-adulti ed i giovani vengono letteralmente scacciati, mentre con i pari rango vi possono essere confronti aggressivi anche molto vistosi e
apprezzabili (inseguimenti). Gli accoppiamenti avvengono generalmente tra
novembre e dicembre.
Ø SENSI
Molto raffinato è il senso
dell’olfatto. Il camoscio annusa sovente l’aria, riuscendo ad intuire la
presenza di un estraneo o della femmina in calore. La vista non è altrettanto
acuta. Il camoscio conduce una vita diurna ma ha una visione distinta anche di
ciò che lo circonda anche nelle prime ore del giorno e dopo il tramonto. Pare
però dotato di scarso potere di distinzione dei colori. L’udito è molto sensibile. La percezione dei suoni viene favorita dalla capacità di orientare i padiglioni auricolari in tutte le
direzioni, riuscendo così a stabilire da dove giunge il segnale acustico.
Ø INSIDIE PER LA SPECIE
La lince, l’aquila, la volpe,
malattie virali, batteriche e/o da parassiti
Denutrizione nel tardo
inverno, valanghe e l’uomo.
Ø ETA’ MASSIMA
I maschi possono vivere fino a 20 anni circa, le femmine fino a 24
anni.